Archivo mensual: marzo 2018

Essere Non

E passeranno gli anni.
Li vedrai uno dietro l’altro entrando in Aula Magna.
Passeranno proprio davanti ai tuoi occhi per poi sedersi in ordine cronologico,
dal più recente al più antico,
dall’ultima fila di sedie fino alla prima.
Incominciano ad entrare bambini ermafroditi con la saggezza di un centenario.
Poi adolescenti adulti esuberanti e ribelli,
ognuno con la sua personalità
non ci sono due minimamente simili.

Tutti portano il proprio quaderno e la propria penna,
che è diverso da quelli degli altri.
Gli anni dell’infanzia sono quelli più anziani,
di lunghe barbe bianche e occhi dolci,
e si siedono tutti in prima fila.
Arriva quello più anziano per ultimo,
cammina verso la sua sedia aiutandosi da un bastone,
emanando un’aria di solennità
che fa sentire il rispetto che gli professano gli altri anni.
Ma rimane ancora una sedia vuota.
La prima sedia,
l’anno Zero.

In silenzio ognuno si alza
e si avvicina a te,
che li aspetti sulla cattedra.
Senza dire parola, ogni anno viene giudicato,
in uno scambio telepatico
che scatta con l’incontro degli sguardi.
Alcuni li riconosci al primo colpo,
ti fanno spalancare gli occhi togliendoti il pensiero
oppure ci sono altri che i tuoi occhi fanno diventare torbidi.
Per qualcuno hai bisogno di qualche secondo per ricordarlo bene
e basta solo l’arretrato ricordo di un profumo antico
per farti tornare quell’autunno.

Uno a uno vanno passando e vanno sparendo,
ognuno lascia un pensiero e un sentimento
a volte minuscolo,
a volte colossale.
Quando tutti sono passati davanti a te,
perfino quello più anziano
noti la presenza di quel soggetto assente,
l’anno zero.
Rivolgi lo sguardo verso la sedia vuota,
e più la guardi,
più hai la certezza di quella assenza.
Ti chiedi che faccia avrà,
come saranno i suoi occhi.

Allora scendi dalla cattedra.
I tuoi passi sono tardi e grevi,
e fanno digrignare il legno antico del pavimento
che risuona nei tetti e le pareti dell’Aula magna.
Man mano che ti avvicini alla sedia dell’anno zero,
un’energia fa battere il cuore e scaldare le mani.
E lì, una volta di fronte,
il professore si siede e diventa studente.
Nell’aula vuota,
non ci sono più insegnamenti,
ne cronologia,
ne ricordi,
ne esami.

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Porqué?

Porqué me quieres tú?
Viandante incansable,
jinete gitano,
trovador de las montañas,
marinero vagabundo,
lector nocturno,
escritor de lo ficticio,
amante maldito,
shaman frustrado,
profesor de viejos,
diamante en bruto,
artista de lo efímero,
pintor del movimento,
pianista desolado,
cantante de la contradicción,
brujo enamorado,
madre sin útero.

Porqué cuando nos juntamos…
nacen niños,
se rompen guitarras,
se engendran ficciones,
se trazan abismos,
tiemblan los libros,
se queman casas,
amenaza la muerte?

Cuentas

Y si hiciéramos una cuenta atrás…
y pensáramos en todos los momentos compartidos?
Hasta dónde nos llevaría?
Emergerían de la memoria, los buenos y los malos,
algunos importantes y otros quizá insignificantes.
Otros ni siquiera vendrían a nuestras mentes.
Algunos los pensaría yo, y otros los pensarías tú.
Muchos permanecerían latentes debajo de la piel,
aunque no se materialicen en imágenes o palabras.
Empezarían a confundirse sueños y deseos con momentos reales,
y no sabríamos distinguir cuáles son los unos o los otros.
Quizá no nos acordaríamos de todos los momentos,
y otros probablemente ya los habremos olvidado.
Entonces nos damos cuenta de estar encerrados en la jaula de lo posible,
mientras lo virtual subyace en algún lugar inimaginado.
Allí viven todos aquellos posibles caminos que hemos aún de tomar,
o que incluso hemos ya recorrido,
o que tal vez estemos recorriendo.
Lo triste,
lo realmente triste,
es que de nada sirven,
si al final de la noche
nos descubrimos – cada uno –
solo o sola,
anhelando.