Volo

Non posso fare altro che volerli bene. Li osservo dall’inizio. Il giapponese della maglia rosa, il senegalese degli occhi buoni, la signora nera con la parruca che mi chiede dov’è l’aereo, la coppia vecchia con il neonato, la mamma francese con il figlio adolescente, la ragazza nera con la bambina più bella che abbia mai visto. La giovane famiglia eritrea con i due bimbi piccoli, e tutti con gli occhi buoni. Il ragazzo con la fidanzata più grassa di lui, l’italiano con gli occhiali da sole, il signore bianco con la sciarpa e l’aria bohemia, il ragazzo con le cuffie, le eleganti dame dell’equipaggio, il padre che spiega tutto al figlio di sei anni, l’uomo degli occhiali e l’anello con pietra nera nel mignolo. Il signore pelato con le scarpe da ginnastica, il ragazzo del naso fino che sfoglia un telefonino con lo schermo rotto, il capitano che parla francese, la ragazza con la sciarpa a quadri che guarda dalla finestra, la vecchia che cerca di dormire. La ragazza mora che scrive nel suo quaderno rosso, l’uomo con la maglia a fiori che sfoglia il catalogo delle vendite on board, il tipo della cravatta grigia e rosa, la donna semigiovane – semivecchia con i capelli corti, il signore di calvizie appena iniziata che legge qualcosa sull’ipad, quello col colletto bianco, quella degli occhi chiusi, la anziana dei capelli viola. In fine, come non volerli bene.

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